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TEST N°00342

DRAGONA

Il sito di Dragone, secondo Piero Labbadia[2], è il luogo in cui è avvenuto lo sbarco di Enea, sulla base del racconto virgiliano e dell'interpretazione della cartografia di Luigi Canina(1845), che indica sulle alture di Dragone il toponimo "Troja". Già abitata in epoca pre-romana, grazie alla remota frequentazione dovuta alla presenza della città di Ficana, la zona fu chiamata nell'alto medioevo Curtis Draconis da papa Gregorio IV (828-844) per la presenza di grossi rettili colubridi, detti "draconi" dai locali.In zona pare attestato il culto della dea Giunone Regina, simboleggiata appunto dal serpente sacro alla dea. Gregorio IV, per debellare il culto pagano, vi introdusse la leggenda di san Giorgio, che sconfisse il drago cui era stata offerta in sacrificio la figlia del re di Libia. Il culto di san Giorgio si affermò pertanto in questa località, come ancor oggi testimoniato dalla vicina chiesa di san Giorgio. Nella Curtis Draconis papa Gregorio IV costruì per sé una splendida villa di campagna "circondata di portici", che si "distendeva attraverso saloni e solarii" (Liber Pontificalis). Siamo dunque in presenza, secondo Piero Labbadia[2], di quella che rappresenta a tutt'oggi la prima villa papale della storia, costruita a scopo di villeggiatura e degna di accogliere i vescovi di Roma.La tenuta di Dragone nel Catasto Alessandrino. Mappa redatta da Bernardino Calamo e Mario Gentile nel 1635 per una controversia sui confini. Dragone deve essere stato il nome comune di tutto il tratto dell'Agro Romano,

Stato Italia regione Lazio
Città metropolitana Roma
Comune Roma Capitale
Coordinate41°46′53″N 12°20′02″
Altitudine8 m s.l.m.
Abitanti
Cod. postale00126
Prefisso06
Fuso orarioUTC+1

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Dragone deve essere stato il nome comune di tutto il tratto dell'Agro Romano, comprendente l'ansa del Tevere, a partire dal Fosso di Malafede al territorio di Ostia, il cui stagno - detto "di Ponente" - e le confinanti saline rappresentavano con il loro margine settentrionale l'antica linea di costa risalente al XIV secolo a.C.[3] Stagno e saline furono oggetto di ingenti lavori di bonifica ad opera di coloni ravennati che ne completarono il prosciugamento tra il 1884 ed il 1891[4]. Tuttavia nei decenni successivi la bonifica proseguì con le necessarie opere di manutenzione, di appoderamento e di miglioramento fondiario effettuate nella prima metà del XX secolo con la concessione di numerosi mutui[5]. Durante i secoli XI, XII e XIII, assunse il nome di Fundus Draconis, altrimenti Mons Draconis, che nel 1074 venne donato per la metà da papa Gregorio VII[6] alla Abbazia di San Paolo fuori le mura la quale diede il nome al Monte o Monti detti di san Paolo. L'abbazia continuò a possedere il fondo che poi prenderà il nome di Dragoncello di San Paolo con una estensione di 369 rubbi, pari a circa 682 ettari[7]. In epoca tardo-medioevale il Fundus Draconis fu suddiviso in due parti: "Dragoni" e "Dragoncello". Dal XVI secolo "Dragoni" divenne proprietà dei marchesi Paluzzi Albertoni. "Dragoni" è indicato in prossimità del Tevere nella carta di Eufrosino della Volpaia del 1547. Giacomo Filippo Ameti, Parte prima maritima del Latio distinta con le sue strade antiche e moderne, 1693 Verso la fine del XVII secolo la tenuta passò ai principi Altieri, eredi degli Albertoni. Infatti il casale del fondo risulta nella carta di Giovanni Battista Cingolani (Topografia geometrica dell'Agro romano1692) ed è indicato come "Dragone de' Altieri" nella carta di Giacomo Filippo Ameti del 1693. Agli inizi del secolo XIX la tenuta di Dragone, ancora di proprietà degli Altieri, aveva un'estensione di circa 213 rubbi, pari a poco più di 394 ettari[8]. Alla fine del XIX secolo Antonio Corsetti acquistò dai principi Altieri la tenuta di Dragone che fu divisa tra i suoi due figli: Carlo ebbe la parte verso il Tevere e Francesco quella verso viale dei Romagnoli. Dalla vendita e lottizzazione di quest'ultima parte della tenuta sorse spontaneamente l'attuale quartiere. L'acquisto dei lotti di terreno da 1000 mq fu effettuato soprattutto da braccianti o pastori emigrati principalmente dal Lazio meridionale, dalla Campania, dalla Calabria, dall'Abruzzo e dal Mezzogiorno d'Italia in genere[2]. L'evoluzione del nome della Curtis Draconis fu molto lenta e si trasformò nei secoli per successive corruzioni in "Dragoni", poi "Dragone", nome leggibile ancora oggi su gran parte delle carte topografiche, ed infin